L’arma segreta della NATO: la videochat

L’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico ha annunciato di voler aumentare gli investimenti in tecnologie per la videoconferenza, al fine di aggiornare i propri sistemi di comunicazione interna. Durante gli attacchi terroristici a Bruxelles all’inizio di quest’anno, i funzionari della NATO si sono incontrati attraverso una piattaforma di videoconferenza che ha permesso loro di vedersi l’un l’altro e di consultare in diretta mappe e contenuti. L’head of Management delle conferenze della NATO, Gus Mommers, ha rilasciato un’intervista alla testata Nextgov, dichiarando di avere intenzione di implementare un nuovo sistema di “presenza virtuale” presso la sede dell’organizzazione.

Nextgov: Perché state investendo in sistemi video?
GM: La NATO è costituita da 28, presto 29, nazioni. Tutte queste nazioni hanno una propria lingua, manierismi, un proprio linguaggio del corpo. Attraverso i video è possibile vedere le persone che stanno parlando, le espressioni sul loro volto. Diventa una ‘mission critical’.
Siamo in grado di essere interattivi con contenuti: dall’altro lato del tavolo possono dire: “No, dovremmo posizionare le truppe ‘qui’. Stiamo parlando di mappe, di immagini, di dati finanziari.  Non si tratta, ovviamente, di sostituire gli incontri di persona.
Fino a poco tempo le conversazioni avvenivano per telefono o per e-mail. Le trasmissioni via e-mail non erano così veloci e in tempo reale, come le conosciamo oggi. Utilizzavamo il fax per trasmettere le immagini. Questo era il tipo di comunicazione a cui siamo abituati.

Nextgov: State anche investendo nella traduzione automatica?
GM: Ci abbiamo pensato. Ma non la stiamo implementando, perchè i due linguaggi ufficiali della NATO sono il francese e l’inglese. Utilizziamo i servizi di traduzione quando abbiamo conferenze e incontri con partner che si trovano al di fuori del campo di applicazione della NATO.

NG: Perché i sistema video sono stati così cruciali durante l’attacco di Bruxelles?
GM: Per le persone che viaggiavano, le persone che andavano verso Bruxelles, le persone che sapevamo che erano all’aeroporto, dovevamo fare un piano per connetterci con queste persone. Nelle prime ore di questa crisi, l’intera rete era fuori uso, perché le autorità hanno chiuso rete in modo che gli autori dell’attentato non potessero comunicare tra loro. L’unica cosa che potevamo usare era all’interno della NATO, la nostra rete di telefonia, e, naturalmente, Polycom.

 

Fonte: http://www.nextgov.com/emerging-tech/2016/10/natos-secret-weapon-videochat/132794/

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